Quando noi de Le Storie di Altro abbiamo deciso di tuffarci in questa stravagante avventura estiva non avevamo del tutto chiaro come potesse presentarsi una "scuola di decrescita". Della decrescita sapevamo soprattutto quello che avevamo letto da Latouche per preparare l'articolo che gli abbiamo dedicato nella sezione Altra Economia, ma per quanto mi riguarda ne avevo dedotto solo un interessante approccio al sistema economico, con cui mi accingevo a decostruire con non poco accanimento compulsivo i miei studi universitari!
Iscriversi alla scuola estiva poteva sembrare un atto di coraggio o, ai più scettici, una follia: non a caso i nostri premurosi tutor continuavano a scriverci per e-mail del torrido clima agostano e delle tristemente note zanzare che ci attendevano sull'isola di Sant'Erasmo, nella laguna di Venezia, dove ci saremmo trasferiti per circa una settimana per frequentare una scuola intensiva e oserei dire "totalizzante",con attività che in qualche caso ci hanno assorbito dalle 8,00 alle 24,00!
Eppure ci tengo a dire ai più scettici che per i venticinque fortunati partecipanti, provenienti da tutta Italia, è stata un'esperienza assolutamente straordinaria che sicuramente non è destinata a rimanere "un'avventura estiva", ma a generare una rete di relazioni che ci porteremo dietro.
Perché una scuola di "decrescita"?! Perché decrescere?!
La scuola di decrescita è un progetto itinerante giunto quest'anno alla sua ottava edizione, una full immersion ambiziosa, attraverso cui decolonizzare il nostro immaginario, riappropriarci del nostro cervello, auspicabilmente non del tutto atrofizzato, e ragionare insieme su come cambiare concretamente il mondo. Se vi pare un'assurdità vi invito alla scuola del prossimo anno!
L'assunto di partenza è quasi banale: il nostro pianeta non può sostenere i ritmi e le modalità di "crescita" delle nostre società; le risorse non sono infinite né rigenerabili, e questo vale tanto per il petrolio che bruciamo quanto per l'acqua, l'aria e il suolo che contaminiamo.
La crescita che noi uomini perseguiamo instancabilmente non ha nulla a che fare con i processi di crescita naturale che si presentano ciclici e privi di produzione di rifiuti (basti pensare alla fotosintesi clorofilliana o alla catena alimentare). La "nostra" crescita prevede diversamente lo sfruttamento continuato di materia che, nel sistema terrestre, è destinata ad esaurirsi, eppure viene impiegata rovinosamente in un processo che produce una gran quantità di rifiuti non riciclabili (basti pensare alla combustione del petrolio e alla conseguente produzione di CO2). L'insostenibilità dello sviluppo che gli uomini continuano ad inseguire è un dato scontato per chiunque sia in condizioni di fare un bilancio energetico, così come è vergognosamente evidente la scarsa equità nella distribuzione tanto delle risorse quanto della ricchezza. E' un dato ormai abusato quello del 20% più ricco del pianeta che consuma l'80% della produzione globale, eppure quel 20% ha abbastanza presunzione (e ironia) da sostenere di voler esportare il proprio modello al resto del mondo, sebbene sia lampante che nessun ritmo di produzione potrebbe soddisfare le esigenze di tutti gli abitanti del pianeta se essi consumassero quanto i più ricchi.
Così mentre noi abbracciamo ciecamente un sistema economico autoaccrescitivo, inseguiamo l'impennata del PIL e auspichiamo che la produzione dei beni di consumo si impenni, il sistema si prepara al collasso.
E alcuni sintomi del collasso sono già visibili: la disgiunzione tra la crescita economica e l'occupazione, i conflitti sociali esistenti e quelli imminenti (non oso immaginare quanto critica sarà la tensione sociale quando, tanto per fare un esempio, i giovani laureati oggi in cerca di lavoro realizzeranno cosa è stato tolto loro), il riscaldamento globale.
La conclusione è che le scelte politiche di oggi sono destinate a determinare il futuro dell'umanità, un futuro che non è troppo di la da venire e che potrebbe coinvolgere non solo le generazioni future ma anche noi che oggi non vogliamo porci troppi problemi ma contiamo di vivere ancora uno o più ventenni.
Come si smette di "crescere" compulsivamente?
Smettendo di consumare compulsivamente senza porsi domande, tanto per cominciare.
Se la crescita illimitata del sistema economico non solo non si fa automaticamente portatrice di benessere sociale, ma addirittura rischia di collassare minacciando la sopravvivenza del Pineta e di chi lo abita, inseguire la crescita evidentemente non ha senso.
Pertanto quello che il movimento propone è, anziché continuare a "crescere" fino all'orlo del precipizio e oltre, di "decrescere dolcemente".
Per farlo il sistema economico deve essere ripensato a partire da alcune necessità: ridimensionare le produzioni riavvicinandole agli effettivi fabbisogni, individuare fonti e modalità produttive sostenibili (in particolare si promuove la produzione di energia dal Sole), ridisegnare i processi produttivi improntandoli ad una maggiore equità nella redistribuzione degli utili e rispetto del lavoro.
A ciascuno di noi spetta inoltre orientare i propri consumi non solo alla luce della convenienza: non possiamo consumare solo in veste di attori-consumatori sul mercato, ma innanzitutto come individui che operano in un contesto di relazioni sociali, oltre che economiche. E questo può tradursi nel quotidiano nel porsi legittime domande sulla provenienza di ciascun prodotto che acquistiamo e consumiamo, sul percorso che ha seguito fino a noi e sull'impatto ambientale e sociale che esso ha avuto.
Ma la Decrescita non è solo un movimento di consumo critico, ma innanzitutto un progetto politico.
Il progetto politico
"Proveniamo da percorsi legati alla critica ecologica, alla critica della crescita e dello sviluppo, alla critica della violenza patriarcale, e da esperienze di promozione dell'economia solidale, della sostenibilità, della decrescita, dall'impegno nel riconoscimento delle differenze sessuali, culturali e filosofico-religiose. Molti di questi temi non trovano spazio in un sistema politico e partitico strutturato su altri valori e cleavages. Per aiutarci a sviluppare una cultura politica che sappia mettere al centro il tema delle relazioni e delle opportune connessioni abbiamo pensato dunque di muoverci attraverso la creazione di un "attrattore politico", ovvero un network di attivazione e partecipazione civica di tipo non elettorale..."
da Per una politica capace di futuro
Il movimento della decrescita riconosce un divario crescente e apparentemente insanabile tra la politica (intesa come politiche istituzionali e di partito) e la realtà, ovvero le persone e le loro esigenze, prime tra tutte le emergenze ecologiche, sociali ed economiche citate in precedenza. Questa condizione è particolarmente scoraggiante nel nostro paese, dove un devastante appiattimento del discorso politico rende da un lato insulsi i presunti "programmi" e metodi berlusconiani, dall'altro prive di argomentazioni "reali" la sinistra italiana, che sembra adeguarsi (e con scarso successo!) al registro vigente.
Eppure lo scenario politico globale, sebbene vario, non presenta in alcun caso un soggetto politico che affronti in maniera concreta le problematiche sintomatiche del collasso: qualunque partito operante nell'attuale sistema politico agisce infatti all'interno del suo tracciato.
Il movimento della Descrescita propone pertanto la costituzione di un soggetto politico che non sia partitico e che non si interessi di competere alle elezioni, allo scopo di poter operare per modificare il sistema politico senza sottostare direttamente al suo disegno e alle sue regole.
Ma da cosa partire per costruire un soggetto che non somigli a nessuno di quelli attuali?
La risposta è: dalla "relazione".
L'individuo nasce e sopravvive solo all'interno della trama di relazioni sociali ed ecologiche in cui è collocato: si parte, alla nascita, dalle relazioni con la madre e il padre (relazione nutritiva, affettiva, ecc.) e con l'ambiente circostante (ossigeno, acqua, nutrimento, ecc.), per infittire via via la trama nel corso della crescita.
Riscoprire la dimensione delle relazioni e pertanto il perimetro in cui è circoscritta la nostra libertà individuale (oltre cui si lascia il passo alle responsabilità reciproche,) è la prima tappa necessaria per ripensare consapevolmente il "sistema".
La proposta di partenza è quella di riconsiderare e riscoprire tutte le relazioni come unità di misura dell'azione politica: relazioni tra i sessi, tra le specie viventi, tra differenti culture, religioni, etnie e lingue; e ancora relazioni con il nostro territorio e con l'ambiente.
Alla base della proposta politica della decrescita c'è appunto l'esigenza di riconsiderare tutti questi rapporti rigettando la logica dell'opposizione e del conflitto tra noi e ciò che è fuori di noi (il diverso, l'Altro, ecc.) : lo sforzo è quello del superamento delle tradizionali opposizioni maschile/femminile (e conseguente rifiuto di espressione della sessualità al di la di tale binomio), natura/cultura, uomini/animali, individuo/territorio, progresso tecnologico/ambiente, ecc.
L'opposizione e il conflitto vengono rifiutati in sé in quanto principi fondanti del pensiero e dell'azione politica moderna.
Ma come si traduce concretamente tutto questo nella politica della Decrescita?
A. In un programma politico (che esporremo di seguito) fondato su un pensiero di matrice ecologista, animalista, femminista (nella sua attualizzazione di azione per le pari opportunità tra i sessi) e orientato all'integrazione e allo scambio multietnico e multiculturale.
B. In un soggetto che si conforma come una rete che mette a sistema innumerevoli realtà locali: associazioni no profit, iniziative virtuose di singoli e di gruppo, gruppi di acquisto solidali, "circoli",ecc. La rete deve aggregare sia su scala locale (attraverso i suoi nodi) che su scala globale (attraverso lo scambio e la relazione tra i nodi), attraendo più individui intorno ad attività non lucrative, volte al miglioramento delle condizioni di vita in base ai principi esposti. Un primo modello reticolare a cui ispirarsi potrebbe essere quello dei DES (distretti di economia solidale) che ambiscono a mettere in rete GAS (gruppi di acquisto solidali), botteghe del commercio equo-solidale, associazioni senza fini di lucro, ecc. presenti su uno stesso territorio.
Programma in progress
Per una trattazione esaustiva, come anche per una definizione più ampia del movimento e dei suoi obbiettivi, invitiamo alla lettura dei documenti che recentemente sono stati redatti e pubblicati sul sito italiano della decrescita www.decrescita.it, dove è possibile scaricare il Manifesto della Scuola di Decrescita e una serie di contributi da cui ho attinto per la realizzazione della sintesi che propongo di seguito.
Mi limiterò a riportare alcuni dei punti condivisi all'interno del movimento, da cui evidentemente potrà partire un'azione politica concreta; se i principi fondanti sono chiari e partecipati, le azioni programmatiche sono ancora in uno stato fluido e dunque sono in fase di ampliamento e definizione.
E' tuttavia possibile individuare tre assi fondamentali cui vanno ricondotte le proposte seguenti, ovvero tra tipologie di relazione che vanno ripensate in termini di "cura e responsabilità": le relazioni che ci vincolano in un rapporto equo con i nostri contemporanei, non solo i più prossimi ma anche coloro che abitano altri luoghi; le relazioni che ci vincolano al riconoscimento e alla responsabilità verso le altre generazioni passate e future; le relazioni che ci vincolano all'ambiente naturale e alle altre specie viventi.
Si rivendicano pertanto:
Noi: la scuola a Sant'Erasmo
Quest'anno la scuola della Decrescita si è tenuta ad Agosto, sull'isola di Sant'Erasmo, nella laguna di Venezia. Siamo stati in 25, provenienti da tutta Italia, a condividere questo percorso di sei giorni, in un contesto lontano dai cliché sulla splendida Venezia, immersi in un'inaspettata rigogliosa campagna a soli 40 minuti di vaporetto da Venezia.
La nostra scuola è stata un'esperienza assolutamente varia, con la guida dei nostri preparatissimi relatori, l'esplorazione del territorio circostante (la laguna di Venezia), la realizzazione di un orto sinergico, il confronto con il tessuto che ci ospitava (l'associazione Spiazzi Verdi).
Gli interventi dei relatori, tutti irrinunciabili, hanno toccato i fondamenti teorici del movimento della Decrescita, i suoi risvolti sociali, la sua diffusione internazionale e la sua applicazione politica, l'ecofemminismo, la crisi ecologica, la costruzione di messaggi pubblicitari attraverso cui vengono manipolati i consumatori, le esperienze di scambio "alternative"come i GAS (gruppo di acquisto solidale), ecc.
Ma ciò che maggiormente ha reso l'esperienza significativa sono state le persone e le relazioni che si sono instaurate, tra noi "apprendisti decrescenti" e con i relatori, che non si sono in nessun caso limitati a presentare la propria prospettiva aspettando che chi avevano di fronte prendesse appunti. Tutti abbiamo messo a fuoco una prospettiva condivisa e una strada più o meno impervia da percorrere insieme per cambiare le cose.
Per la redazione di questo articolo ho attinto a piene mani dagli stimolanti interventi tenuti durante la scuola di Decrescita 2010 e dunque un doveroso grazie va a tutti i relatori. Quanto segue resta tuttavia la mia trattazione del movimento della Decrescita, pertanto non mi faccio portavoce di nessuna delle persone cui faccio riferimento.
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